Il periodo delle Festività è finito, ma la Peak Season continua anche nel periodo post Holidays sales. Come affrontare quindi il picco dei resi che inevitabilmente colpirà il tuo ecommerce?

Da molti la tematica resi viene sottovalutata poiché considerata meno importante della preparazione all’aumento delle vendite. Perchè i merchant devono tenere in considerazione la tematica resi e come possono fare?

Davide, Digital Marketing Manager qui a ShippyPro ne ha parlato con Emilio Lodigiani, CEO di Tunca. Emilio ci ha ospitato all’interno di Strategia eCommerce, canale podcast interessante per restare aggiornati con gli ultimi trend e approfondimenti eCommerce.

Puoi ascoltare l’intervista completa cliccando sul banner qui sopra oppure leggere la trascrizione qui sotto!

La gestione dei resi post festivi, intervista per Strategia Ecommerce

Emilio: Ciao a tutti! Siamo qui oggi con Davide Bessi, Digital Marketing Manager per ShippyPro! Ciao Davide!

Davide: Ciao Emilio, piacere di conoscerti!

Emilio: Piacere mio! Da dove ci sentiamo? Dove avete la sede principale?

Davide: ShippyPro nasce a Firenze e adesso abbiamo anche una sede a Londra, ma il nostro headquarter rimane qui a Firenze.

Emilio: Bello, headquarter e sede principale! Quindi azienda 100% italiana a questo punto?

Davide: Siamo 100% italiani, giovani, volenterosi e ci stiamo piano piano espandendo anche in tutta Europa.

Emilio: Bene dai, mi fa molto piacere. Raccontaci un po’ allora cosa fa ShippyPro, qual è il vostro servizio e cosa offrite ai merchant?

Davide: Noi ci poniamo come software di gestione di tutta la fase post vendita degli ecommerce. Integriamo canali di vendita, siano questi marketplace, CMS e corrieri e gestiamo all’interno della nostra piattaforma le spedizioni, il tracking ed eventuali resi.

Emilio: Ho capito, quindi insomma tutti i servizi a 360 gradi riguardanti la logistica, giusto? Avevo già notato il vostro servizio, c’è anche un altro aspetto interessante legato al valore del cliente. Offrite anche la possibilità di inviare mail di tracking per migliorare il rapporto cliente-venditore, giusto?

Davide: Sì, accanto allo strumento di aggiornamento del tracking, abbiamo affiancato una serie di strumenti che consentono a chi vende online di comunicare con il cliente direttamente tramite email e seguire il pacco dal momento in cui viene preso in carico dal corriere al momento in cui arriva alla porta del cliente. Chiaramente, sono tutti touchpoint molto importanti perchè sono momenti nei quali si può fare rivendita di altri prodotti o servizi e fortificare la relazione tra venditore e cliente.

Emilio: Certo, quindi usiamo le comunicazioni importanti e molto percepite dal cliente riguardanti la logistica anche per creare un rapporto con il cliente e forse per fare un po’ di upselling o cross selling.

Davide: Esatto, si può fare sia upsell che cross-sell. Questo dipende dal modello di business del venditore: sebbene le email siano così usate, le mail di conferma spedizione sono molto importanti per il cliente e in media hanno un tasso di apertura dell’80%.

Emilio: Chiaro, l’80% non è poco.

Davide: La possibilità di comunicare in un momento così importante per il cliente finale dà anche una forza diversa al messaggio promozionale che si vuole mandare.

Emilio: Chiaro, un altro mi sembra che ci sia un altro problema del merchant che risolvete che è il collegamento col corriere, con la logistica. Per esempio, io merchant ho il pacco nel mio magazzino e adesso devo spedirlo a Mario Rossi che abita a Milano e, a questo punto, grazie al vostro servizio, viene generata automaticamente l’etichetta del corriere. O ricordo male?

Davide: Esattamente! All’interno della piattaforma ShippyPro il merchant può connettere i listini dei propri corrieri. Quindi in questo caso non forniamo noi direttamente le tariffe. Però, nel momento in cui il venditore connettere i propri account corriere, noi forniamo la possibilità di comparare le tariffe che ha connesso in base alla destinazione e alle caratteristiche dell’ordine e di creare in pochi click la lettera di vettura. Questo evita di fare il copia-incolla dal canale di vendita al sito del corriere. In pochi secondi si riescono a fare lettere di vettura.

Emilio: Certo, quindi anche se devo spedire in contrassegno riuscite a mandare la richiesta di contrassegno al corriere. Ottimo! Posso usare più corrieri, mi sembra, posso avere “n” corrieri e decidere io con quale spedire un certo pacco che ho preparato, giusto?

Davide: Esattamente! Si possono collegare tutti i corrieri che il venditore ecommerce ha e poi anche impostare delle regole: se per esempio devo spedire un collo in determinate zone o determinate regioni, possono impostare delle delle regole per cui tutte le volte che mi arriva un ordine da questa zona, lo spedisco con questo corriere.

Emilio: Quindi ad esempio potrei dire: “Per il sud e le isole spedisco con SDA perché so che più conveniente per quelle regioni e per pacchi con destinazione Milano spedisco con un altro corriere”.

Davide: Esattamente!

Emilio: Quindi, tutto automatizzato, molto interessante. Questo mi porta ad una domanda che in qualche modo ci avvicina al tema di oggi. Il pacco va dal negozio al cliente e di questo abbiamo già parlato però ci sono altre situazioni nel quale invece il pacco deve andare dal cliente al negozio. Questo può accadere o perché ho comprato una scarpa ma non ha il numero giusto o potrebbe essere perché, in base al diritto del consumatore, decido di fare un reso perché non mi interessa più quel prodotto. Voi gestite anche questo flusso o sbaglio?

Davide: Esatto, abbiamo sviluppato recentemente un prodotto per la gestione del reso e questo si applica a tutti quei venditori commerce che hanno o un sito proprietario o un sito costruito su Shopify, Magento WooCommerce etc… Sostanzialmente possono inserire all’interno del proprio sito un vero e proprio modulo di reso.

In questo caso il cliente finale arriva sulla pagina, compila la richiesta di reso inserendo il tracking della spedizione e poi sceglie quali sono i prodotti da restituire. Arriva una notifica automatica al venditore che decide se accettare o meno il reso e in automatico, in caso di accettazione, viene inviata la lettera di vettura di reso al cliente finale.

Così si automatizzano tutta quella serie di processi e di contatti al customer care dei venditori commerce. Sono tante le mail venivano gestite prima, manualmente che adesso sono tutte tracciate e automatiche.

Emilio: Certo, chiaro! Proviamo a raccontare una storia. Io, Mario Rossi compro delle scarpe in un negozio online. Il negozio mi spedisce il pacco usando ShippyPro. Quindi, premendo un bottone viene generata l’etichetta, viene il corriere a ritirare pacco e lo consegna a Mario Rossi. Mario Rossi, prova la scarpa e dice: “Ho sbagliato! La scarpa non mi entra, è troppo piccola!” A questo punto cosa succede?

Davide: A questo punto Mario Rossi può andare sul sito del negozio in questo caso e avviare la procedura di reso inserendo il tracking.

Emilio: Quindi sul sito del negozio deve essere previsto un link, per esempio, su Shopify, può essere inserita una pagina? C’è un link che date voi che apre una vostra pagina dopo?

Davide: Esattamente, da un punto di vista tecnico si tratta proprio di uno script di codice HTML che viene installato su una pagina del sito. Poi in modo dinamico si crea il modulo per la richiesta di reso.

Emilio: Quindi io, che sono il negoziante, non devo fare niente. Devo solo inserire vostro script e un bottone da premere per il reso di quell’ordine. Quando io premo il bottone, al cliente viene richiesto il codice che è arrivato per email. Dopo di chè, inserisce il codice e parte la procedura, quindi all’inizio della procedura viene detto al cliente, immagino: “Ok, vuoi fare il reso. Premi qui” A questo punto, al negozio arriva la richiesta.

Davide: Esatto! In questo caso il cliente inserisce il codice di tracking. Poi si tratta di una spedizione multicollo, sceglie qual è il prodotto che deve restituire. Al merchant arriva la notifica: “Hai ricevuto una nuova richiesta di reso”.

Emilio: Mario Rossi, vorrebbe dare indietro le scarpe, che facciamo? E il merchant può dire: “Ok a posto, accetto”.

Davide: Esatto. Chiaramente a priori viene impostato il corriere con cui effettuare la spedizione di ritorno. Quindi viene mandata in automatico l’etichetta di reso al cliente.

Emilio: Quindi voi poi mandate una mail a Mario Rossi e gli dite: “Guarda che il merchant ha detto ok, arriverà il corriere a prendere il pacco”. L’etichetta la mandate a Mario Rossi il quale l’attacca sul pacco che il corriere viene a ritirare.

Davide: Esatto, poi gli arriva una mail di conferma (Es: il corriere passerà in questa fascia oraria) e così Mario Rossi è pronto per la procedura.

Emilio: E’ una spedizione al contrario che viene creata dal cliente al negozio. Quindi al negozio arriva il pacco come come se fosse un qualsiasi altro pacco di entrata. Ok, ho capito.

Beh, comodo perché alla fine il negozio cosa deve fare? Soltanto mettere il link del sito e solo dire: “Ok, voglio riavere indietro la scarpa e accetto il reso di Mario Rossi”.

Davide: Esattamente, a priori può impostare delle Regole di Reso in base alla propria Policy di Reso. Nel senso che, magari può impostare dei limiti di prezzo per cui: per prodotti al di sotto di un certo ammontare non autorizziamo il reso oppure prodotti venenti da paesi esteri la spedizione di reso è in carico al cliente finale.

Emilio: Ok, certo. A proposito della Policy, parlavamo con alcuni avvocati recentemente sulla questione della della Policy riguardante i resi. Proprio perchè nella condizioine d’acquisto si parla di resi, ci sono questi 15 giorni di legge che magari un estende a 30. Il merchant potrebbe forse pensare che se sono passati oltre 30 giorni dalla consegna, non ti permetto di fare il reso. Potrebbe dare questa regola. Sostanzialmente ti toglie un po’ di grane di comunicazione. Il sistema inautomatico sa quando il reso può essere effettuato e quando no.

Qui veniamo al nocciolo del discorso: perchè stiamo parlando proprio adesso della questione dei resi? Perché siamo in gennaio e in gennaio, sappiamo che ci sono stati un sacco di acquisti natalizi. E quindi vediamo che in effetti un po’ di resi ci sono perché la gente ha acquistato una cosa o l’ha regalata e poi risulta che la taglia sbagliata, può starci. O forse perché ha acquistato delle cose ma poi in realtà si è accorto di aver acquistato troppo. Magari le ha acquistate in promozione quindi di più per gli sconti di Natale. E tu come la vedi, visto che siete molto dentro il settore dei resi?

Davide: Allora diciamo che abbiamo fatto tanti studi prima di poter portare sul mercato un prodotto prodotto simile e io per qualsiasi tipo di analisi del mondo online parto sempre dal mondo offline.

Tutto ciò che accade online e ciò che accadeva prima offline in modo magari amplificato. Quindi anche in questo caso post vacanze di Natale (post regali di Natale), ci sono sia tutta una serie di regali stile maglioni della nonna che non piacciono più o tutta una serie di regali che devono essere mandati indietro.

Poi ci sono anche, se vogliamo escludere quelli che sono i restituitori seriali come li definisce Amazon, tutta una serie di esigenze legate anche un fattore culturale di restituzione dei prodotti. Da non sottovalutare anche il fatto che soprattutto in Italia durante la prima settimana di gennaio cominciano i saldi, quindi magari si sovrappongono le esigenze. Comunque sì, pensa che in America il 2 Gennaio hanno il Giorno Nazionale dei Resi.

Emilio: Davvero? Il giorno nazionale dei resi il 2 gennaio?

Davide: Esatto, loro hanno un giorno nazionale per tutto quindi è facile trovare questi questi accadimenti. Credo che anche in Italia come stato per il Black Friday si andrà più verso questa soluzione per cui magazzini inbound e outbound saranno intasati di merce che deve uscire e che deve rientrare.

Emilio: Quindi se un commerciante sta avviando una nuova attività di vendita online questa è un’informazione che potrebbe essere importante. I resi se li aspetterà in certi momenti dell’anno, prevalentemente. Uno è l‘inizio di gennaio ma ci sono altri momenti che che avete rilevato?

Davide: Allora, dipende tanto dal settore di appartenenza, il reso è un argomento veramente importante per tutti quelli che vendono fashion, ( quindi banalmente sia scarpe che accessori moda che t-shirt) e importante anche per chi vende beni complessi che hanno un valore monetario molto alto o che hanno un coinvolgimento particolare dell’utente quando c’è l’acquisto. Se io non sono contento di un acquisto che ho fatto di 500 euro è molto probabile che lo restituisca. Se invece ho comprato a 2 euro un cavo per qualsiasi tipo di utilizzo, magari non sto neanche lì a perdere tempo per fare il reso, quindi è molto variabile.

Chiaramente i periodi principali sono quello post Black Friday, post vendite di Natale e soprattutto in Italia in concomitanza con la fine dei saldi.

Tutti questi picchi di vendite vanno gestiti con molto anticipo e pensando non solo alle vendite (che quello è l’obiettivo diciamo di tutti i venditori ecommerce) ma anche alla fase post di reso perché spesso e volentieri si creano dei colli di bottiglia importanti nel magazzino nel customer care e poi se un cliente non si è trovato bene per appunto l’esperienza d’acquisto è difficile che poi torni ad acquistare sull’ecommerce.

Emilio: Certo è chiaro. Sappiamo che il costo di acquisizione di un nuovo cliente, che è variabile in base al settore merceologico, è comunque non trascurabile. Tant’è che magari i primi ordini possono essere non in attivo, proprio perché sto pagando il costo di acquisizione quel nuovo cliente.

Quindi è chiaro che poi perderlo per una cosa stupida (che potrebbe essere la cattiva gestione della comunicazione relativa a un prodotto difettoso) è drammatico: ho speso €100 per acquisire un cliente e poi me lo perdo.

Insomma, mi sembra di capire che il reso è sempre successivo ai picchi di vendite che nel settore consumer sono tipicamente legate alla promozioni (Natale, Black Friday, saldi per il Fashion). Però magari un’attività che ha un suo picco di vendite stagionale in aprile, poi mi aspetto in Maggio un picco di resi.

Davide: Esattamente. Poi dipende tanto anche, come ti dicevo, dal settore merceologico. Chi magari vende accessori mare si aspetta un picco di resi dalla metà di agosto in poi.

Emilio: Certo, ho usato il costume e poi adesso lo ridò indietro! (ride) Volevo chiederti che consigli potete dare voi ad un commerciante su come impostare il reso? Secondo voi ha più senso offrire un periodo di reso prolungato, quindi diciamo in qualche modo a fare marketing sul fatto che può fare reso è una cosa importante per voi o vedete che in realtà non interessa più di tanto?

Davide: Ti direi che per le realtà molto grandi ormai è necessario adeguarsi agli standard di Zalando, di Amazon o di Walmart nel caso dei venditori statunitensi. Per le piccole realtà, l’importante è essere molto chiari, ovvero avere una Policy di Reso scritta bene, flessibile (non troppo per evitare comportamenti opportunistici) però deve essere chiara e leggibile. Il problema che abbiamo riscontrato è che il 15% dei consumatori valuta la Policy di Reso in fase di aggiunta carrello.

Emilio: Addirittura? Così tanti?

Davide: Esatto, il 15% abbandona il carrello a causa di una Policy di Reso non chiara.

Emilio: Sono talmente tanti che la Policy di Reso va considerata nel funnel di acquisto praticamente!

Davide: Esatto perché è una prima facciata, un primo modo di conoscere l’azienda. Se la policy è chiara, scritta bene, non ci sono frasi equivoche (come spesso accade), si aumenta il trust dell’azienda, quindi viene percepita come più affidabile.

Emilio: Sì, questo è un consiglio che do sempre anche io. I documenti legali servono a disciplinare i rapporti umani e quindi il cliente deve avere fiducia nell’azienda. Chiaramente è importantissimo che sia scritta bene. Dicevi che addirittura avete potuto rilevare in fase di acquisto che, se il prodotto costa un po’, il cliente va a guardare poi che diritti avrà nel caso in cui il prodotto ricevuto non fosse quello che si aspettava.

Davide: Esattamente, questa propensione all’abbandono aumenta con la complessità del prodotto e con il valore unitario del prodotto.

Emilio: E’ chiaro. Beh, il 15% non è poco. Quindi diciamo che il consiglio principale è scrivere una una policy di reso chiara e forse anche questo discorso di Amazon, ad esempio, a parte i quelli dei resi seriali (Sai c’erano queste persone che facevano le recensione sui cellulari nuovi appena usciti in realtà erano tutti acquisti Amazon che poi facevano il reso il giorno dopo la recensione. Adesso non si può più perché stanno più attenti su queste cose). A parte casi come Amazon che può permettersi di essere molto permissivo con la politica di reso per stimolare l’acquisto, secondo voi ha senso anche nel piccolo commerciante questa cosa? Perchè poi in realtà i resi non avvengono oppure è rischioso?

Davide: Diciamo che seguendo un po’ ciò che dicevamo prima, se sei un big player puoi anche impostare il tuo marketing sulla flessibilità del reso (vedi Zalando). Se sei un piccolo venditore, devi stare attento al ritorno sull’investimento. Nel senso che la policy deve essere studiata per andare incontro alle esigenze del cliente, ma non deve intaccare troppo la marginalità dei prodotti. In questo caso, magari, si possono studiare soluzioni ibride come per esempio la spedizione gratuita sul reso per gli ordini in Italia, la spedizione invece a carico del cliente per gli ordini esteri oppure mettere dei filtri sul ticket del prodotto, quindi sotto 50 euro spedizione la paghi tu sopra 50 euro ho più margine e posso anche incaricarmi io del costo della spedizione.

Emilio: Senti, dal tuo punto di vista, i merchant si rendono conto del valore che il reso ha all’interno del rapporto che loro vanno a consolidare col cliente? Oppure ci sono ancora molti merchant che pensano a limitare il reso il più possibile? Com’è la situazione al momento?

Davide: La situazione attuale che registriamo parlando un po’ con con i clienti che man mano ci contattano è quella che descrivevi. Il reso è un problema e finché non accade non voglio occuparmene. Quindi meno accade meno devo soffrire. Chiaramente, non è facile fargli capire l’importanza che il reso ha nella customer experience globale del cliente perché spesso anche i venditori commerce non hanno sistema di tracciamento degli ordini o degli acquisti efficace. Per cui non si rendono conto magari che tutti quei clienti che hanno avuto un’esperienza ottima con alcuni e-commerce tornano e fanno più acquisti.

Emilio: Ci sarà uno studio di mercato su una cosa del genere che può provare cosa è successo?

Davide: Allora diciamo che gli studi mercato per quanto riguarda il settore italiano ce ne sono pochi e non troppo dettagliati in questo senso. Per quanto riguarda il mondo americano (quello a cui un po’ noi ci rifacciamo quando facciamo delle analisi di mercato) ci sono studi molto approfonditi che parlano e del paradosso del cliente insoddisfatto.

Per esempio se il cliente ha un problema con il venditore online e il venditore in grado di risolvere questo problema, in media il cliente sarà sette volte più fedele degli altri clienti. Non è solo importante offrire un’esperienza di acquisto ottima fin da subito ma è importante anche recuperare tutti quegli errori che possono accadere chiaramente.

Il paradosso del cliente soddisfatto en
Il paradosso del cliente insoddisfatto

Emilio: Quindi c’è un paradosso, interessante! Il paradosso del cliente insoddisfatto, se ho ben capito è: ho un cliente che è insoddisfatto ma, se riesco a risolvere il suo problema, quello diventerà il mio miglior cliente.

Davide: Esattamente, perchè si innesca tutto un sistema di effetto-dotazione: il cliente sa già di aver avuto un problema, però sa già anche noi glielo possiamo risolvere. In quel caso, la fiducia è doppia.

Emilio: E’ un po’ come quando noi consumatori dobbiamo acquistare qualcosa e anziché andare a cercare le recensioni positive, andiamo a guardare le recensioni negative. Per cui se troviamo una recensione negativa e uno si lamenta di una cosa che in realtà non è veramente un problema ed è stato risolto in maniera brillante, quello è la leva che ci convince ad acquistare.

Davide: Certo, in un mondo in cui c’è diciamo un’inflazione delle 5 stelle, 10 stelle è più facile andare a cercare “il pelo nell’uovo”. Quindi il problema: come è stato affrontato e come è stato risolto. Questo succede nel mondo “travel” quindi ristoranti, alberghi, nel mondo dei prodotti fisici e dell’ecommerce, ovviamente.

Emilio: Beh, insomma è interessante, voi avete introdotto questa gestione dei resi quando? E’ una features recente?

Davide: L’abbiamo lanciata il maggio scorso, quindi noi siamo sul mercato da circa 3 anni, quindi è relativamente recente.

Emilio: E sta funzionando bene? La domanda che vorrei farti è doppia, perché vedo che l’avete molto studiata bene questa cosa soprattutto dal punto di vista del consumatore, dell’acquirente. Sta funzionando bene per i merchant che sono felici del lavoro semplificato e perché avete potuto rilevare che chi ha gestito il reso in questa maniera come cliente, dopo sia fidelizzato e è rimasto più legato al negozio, giusto?

Davide: Sì, in questo senso il focus principale era lato user experience, quindi del cliente finale, che fosse un sistema facile e intuitivo da utilizzare. I primi feedback che ci arrivano è che anche chi magari non ha un picco di resi vero e proprio vuole questo tipo di applicazione perché gli fa risparmiare un sacco di tempo di gestione, approvazione etc.

Spesso chi risponde al customer care degli commerce non è detto che sia in carico di approvare anche resi o meno. C’è tutta una serie di triangolazioni per approvazioni che porta via molto tempo di gestione del reso. Dall’altra parte, all’interno di questo servizio che abbiamo lanciato, abbiamo affiancato uno strumento di analisi del tasso di reso in cui è possibile monitorare anche i prodotti che vengono restituiti maggiormente, le nazioni e i motivi per i quali il reso viene effettuato.

In questo questo modo, i nostri clienti che riescono a monitorare questo tipo di statistiche sono in grado in modo proattivo di capire che se un certo prodotto è stato restituito il 60% delle volte vuol dire che c’è un problema e quindi lo tolgo dall’assortimento. Oppure in questo caso, se si verificano situazioni in cui il prodotto che arriva è differente da come descritto si va intervenire sulla descrizione del prodotto. In questo modo, è molto facile capire dove andare intervenire per far abbassare il tasso di reso complessivo.

Emilio: Ho capito. Mi piace molto il concetto di analisi perché se un merchant vende tanti prodotti, effettivamente ha un catalogo ampio ed è difficile nel tempo tenere ben chiaro il quadro e capire esattamente cosa sta succedendo. Il vostro strumento potrebbe rilevare un elemento che potrebbe essere sfuggito. Il sistema di analisi gli comunica che quel prodotto è quello che viene reso di più, c’è una costante. Quindi è interessante, almeno magari non faccio la promozione natalizia su quello!

Due cose voglio chiederti ancora. La prima: se un merchant non ha usato ShippyPro nelle vendite di Natale, ma adesso invece vuole usarlo per gestire i resi, si può? Posso gestire il reso su un ordine che non è stato spedito con voi inizialmente?

Davide: In questo caso bisogna valutare che tipo di corrieri utilizza il merchant, quindi è da valutare un po’. Perché in linea di massima non è possibile in questo caso e non si può andare retroattivi. Per una spedizione effettuata, per esempio, lo scorso dicembre da cliente che si è registrato con noi a gennaio, non è possibile recuperarla in modo retroattivo se il tracking non è gestito direttamente dai nostri sistemi.

Emilio: Ok, comunque dal primo ordine. Se io attivo ShippyPro, dal primo ordine che faccio con voi, può essere usata la cosa. Se io devo inserire il pulsante nel sito per il link del reso, devo dire all’inizio: “Guarda, aspetta un po’, dopo inserisco il link così sono sicuro che tutti quelli che possono usarlo sono registrati già col nostro sistema”.

Davide: Esattamente!

Emilio: Perfetto, la seconda domanda è: Quanto costa? Se non sbaglio per le spedizioni avete un pay per ship o ricordo male?

Davide: Non è totalmente pay per ship, ma è una quota mensile in base a delle fasce di spedizioni. Per esempio, il prodotto per le spedizioni fino a 250 ordini al mese viene 29 euro mentre quello per le spedizioni più Easy Return parte da 79 euro sempre per 250 ordini al mese.

Emilio: Ho capito, quindi poi non pago il singolo reso?

Davide: No, si paga la fascia di ordini mensili.

Emilio: Ah ok, io pago la cifra e ogni singolo reso poi rientra nell’abbonamento.

Davide: Esattamente.

Emilio: Bene, quindi il manager che vuole usare ShippyPro senza resi parte da 29 euro al mese e 79 se vuole anche resi. Se consideriamo il tempo che ti fa risparmiare non è poi così caro come servizio.

Davide: Diciamo che se riesci ad apportare le ore lavoro che si dovevano dedicare a queste attività (che comunque sono attività a basso valore aggiunto) con il costo della piattaforma, il ritorno sull’investimento importante.

Emilio: Sì, io pensavo alle ore, in effetti e pensavo anche agli errori. Nel senso che quando c’è un negozio un po’ più grande che ha diversi magazzinieri che stanno spedendo (sono famosi per commettere errori) e quindi chiaramente avere una logica in più, un flusso in più da gestire può portare errori: mando il reso al cliente sbagliato, faccio il rimborso per un prodotto che non era quello giusto e tutto questo poi decuplica i costi successivi per risolvere l’errore.

Davide: Esatto, dato che poi si deve fare anche “reverse-engineering” dell’errore e andare a tracciare dove si è sbagliato, chi ha sbagliato, cosa ha sbagliato. Poi anche nelle spedizioni il fatto che prima si doveva fare copia-incolla di indirizzo, nome, utente per la stampa del lettera di vettura, adesso da noi viene fatta in automatico. Quindi non c’è più copia-incolla e non ci sono errori su codice postali, indirizzi, numeri o piani che portavano a tentativi di consegna errata e costi anche ulteriori sulle spedizioni.

Emilio: Certo! Se un merchant vuole usare questo servizio come vi raggiunge e come fa a iscriversi?

Davide: Comodamente sul nostro sito alla sezione di registrazione. Ovviamente la registrazione è gratuita: abbiamo un piano gratuito fino a 30 ordini mensili, può creare il suo profilo, arriva sulla piattaforma e poi può connettere in pochi click canali di vendita e corrieri oppure può contattarci sulla nostra live chat che abbiamo all’interno della piattaforma e lo seguiamo nel nel setting.

Emilio: Perfetto! Avete l’integrazione con tutti i CMS più diffusi: Magento, Shopify, Prestashop, WooCommerce, immagino.

Davide: Certamente, ShippyPro è integrato con circa 60 canali di vendita e più di 100 corrieri.

Emilio: Bene, ti ringrazio moltissimo Davide per tutte queste informazioni che ci hai dato anche per queste insights sul mondo dei resi: Cosa significano e come possono essere gestiti! Vi ricordo abbiamo parlato con Davide Bessi, Digital Marketing Manager per ShippyPro, azienda 100% italiana con sede a Firenze che si occupa appunto di logistica per il mondo e-commerce. Un saluto Davide!

Davide: Ciao Emilio. Grazie mille!

Emilio: Un saluto a tutti quanti, ci sentiamo alla prossima!